Le avventure di Natale di Tina

Una volta all’anno, per magia
Giunge con la neve incantato
Un periodo di canti e allegria
Da grandi e piccini aspettato
Il Natale bussa a tutte le porte
Si aprono al suono di campanelli
Le ore del giorno sono corte
Ma raccolgono i ricordi più belli.

Anche nei regni di mille avventure
Si apprestano tutti a far festa
Chi suona, chi lucida armature
La musica soave mai si arresta
Siamo pronti per incominciare
Non resta niente di non curato
Una nuova storia da raccontare
Nel magico mondo di Tina fatato.

Tristo appese l’ultimo agrifoglio
Con un sonoro lungo sospiro
Un comprensibile amaro cordoglio
“Vita, da lontano la tua figura rimiro
Nonostante tu sia la mia sposa
Non possiamo stare insieme mai
Il mio spirito più non riposa
E il Natale giunge festoso ormai.”

Tina udì le sue parole accorate
Le si strinse forte il cuoricino
Le lacrime dell’amico salate
Voleva asciugare per benino
Così pensò di condurli tutti in gala
Al Castello di Mino a far festa
Là dove il sole non sorge e non cala
E al Crepuscolo sempre si arresta.

Arrivò da Mino e bussò forte
Di farsi sentire Tina aveva fretta
“Apri, spalanca tutte le porte
Oppure a volare sarò costretta!
Devo portare da te il Natale
Con alberi, ghilande e colori
Dammi retta, l’idea non è male
Non puoi lasciarmi qua fuori!”

Mino odiava il rumore e la gente
Non voleva avere persone intorno
Poteva far finta di essere assente
Oppure rinchiudersi nel forno
Ma era Tina a chiedere con ardore
Di far posto alla gioia assillante
Non poté negarle questo favore
Anche se di ragioni ne aveva tante.

La fata iniziò un canto gioioso
Fece portare dentro un abete
Sempre verde grande e frondoso
Disegnò tante stelle comete
Appese fiocchi e agrifogli
Tra le proteste dello spettrino
“Quella no, dai, quelle le togli!”
Ululava disperato il povero Mino.

Il castello oscuro era colorato
Di verde di rosso di bianco
Pure i lampadari aveva addobbato
Lui del Natale era già stanco
Tina però era troppo contenta
Di rendere tutto pieno di allegria
Alle lamentele era disattenta
“Tina, ti prego, è una follia!”

L’albero era pronto, così il camino
Candele accese, profumo in cucina
Tina si avvicinò allora a Mino
Tenendo nascosta una pallina
“Il mio povero sobrio castello…”
Gemeva Mino, assai costernato
“Ma che dici? Così è più bello
E lo sarai anche tu, da adornato!”

Mino non capì le sue intenzioni
Finché non fu ormai spacciato
Di ghirlande, lustrini e decorazioni
Di nastri e lucine era addobbato
Si rassegnò con un sospiro clemente
E accettò di Tina tutti i dispetti
Il Natale poteva attendere paziente
Per mangiare gli ottimi manicaretti.

Tutto d’un tratto, si spalancò la porta
Portando dentro il gelo e il vento
Tina nelle decorazioni era assorta
Sentì Mino gridare dallo spavento
Lei gli fece da scudo senza paura
E insieme videro una figura minuta
Entrare urlando con voce insicura

“Il Natale è in pericolo, Tina, aiuto!”
Disse correndo verso la piccola fata
“Frasso, sei tu, non ti avevo riconosciuto!”
L’elfo natalizio dalla parlantina complicata
Spiegò per ore, senza sosta alcuna
Che i regali eran tanti e gli elfi ammalati
Così in piena notte, intorno all’una
Partirono verso nord entrambi assonnati.

Fu così che Tina volò tra le nevi
Fino al villaggio magico, nascosto
Da incantesimi buoni, leggeri e lievi
Per non rovinare ai bambini ad agosto
Le sorprese che avranno in inverno
C’è la fabbrica dei regali di Natale
Quando fuori tutto tace, ma all’interno
Il fermento passando i giorni sale.

I bimbi buoni quest’anno son tanti
Gli elfi non erano affatto preparati
I sogni dei piccoli saranno infranti
Perché si son tutti quanti raffreddati
Per fortuna ad aiutarli c’era Tina
Generosa e veloce come un baleno
Seguendo le orme della Fata Madrina
Tra le tempeste porterà il sereno.

Tina volò su una slitta con Frasso
Verso la giungla dell’Ovest intricata
Dove non riusciva a muovere un passo
Quando credeva che fosse incantata
Dagli indigeni ormai suoi amici
Cui aveva donato ghirlande di fiori
Per vedere i loro volti allegri e felici
Consegnando doni che scaldano i cuori

Chi aveva chiesto un cappello elegante
Chi una bicicletta, qualche foglia di tè
Le richieste bislacche erano tante
Persino una macchina per il caffè
Tutti ringraziarono l’elfo e la fatina
Che le aspettative non avevan infrante
Ma la notte di Natale era vicina
Dovettero ahimè ripartire all’istante

Frasso e Tina si misero in cammino
O per meglio dire ripresero il volo
Verso un luogo abbastanza vicino
Sulla cui pericolosità… io sorvolo!
L’antro oscuro di un bestia cattiva
Che non si sa perché era sulla lista
Dei bimbi buoni, magari era schiva
E da grande voleva fare l’equilibrista

Stiamo parlando del feroce drago
Dalle ali giganti e dai denti aguzzi
Che aveva bevuto pozioni di mago
E dalle narici faceva buffi spruzzi
Tina portò in dono una sciarpina
Che avevano fatto gli elfi a mano
Ricamata a scacchi, molto carina
Udì però un ruggito assai strano…

Forse il raffreddore, forse un dispetto
Forse la bislacca pozione colorata
Di farsi male Tina ebbe il sospetto
Come un marshmallow bruciacchiata
Volò via lesta, ma il drago infuocato
Soffiò forte nella sua enorme grotta
Anche Frasso si nascose terrorizzato
Al grido di un “Oh santa marmotta!”

Faceva improvvisamente molto caldo
In questa Vigilia di Natale pure la neve
Venne sciolta dal drago spavaldo
Che nella lista dei buoni ebbe vita breve
Tina arrostita e coperta di cenere
Riprese la strada verso il castello
Per essere dagli amici prima che Venere
Brillasse mattutina nel cielo d’acquerello.

Fu così che dopo mille peripezie
E altrettante grandiose avventure
Avendo terminato tutte le bizzarrie
Lasciò le missioni alle albe future.
Tornò al Castello dai suoi cari amici
Mino, Tristo, Vita, eran tutti insieme
Di vederla furono tanto felici
Perché a Natale la gioia freme.

Una grande festa con tanti regali
Cibi succulenti e ben profumati
Dimenticarono presto i loro mali
In un abbraccio accogliente rinati.
A voi che leggete questa storiella
Con affetto e con cuore sincero
Auguriamo la giornata più bella
Che la magia vi giunga davvero!

Tina’s Tales

Nella sua dimora disadorna
Tristo si sentiva tanto solo
Nessun che crostate inforna
Che canta come un usignolo.
Chi faceva battere il cuore
Era, ahimè, assai lontana.
Era nei pensieri tutte le ore
Ad ogni rintocco di campana.

Chiese un dì a una fatina
Dopo aver un anello creato
“Tina, cara, porgi la manina!”
E le diede il gioiello dorato
“Portalo dalla adorata Vita
E chiedile di essere mia
Se l’esistenza è infinita
Voglio che regni l’allegria!”


Tina si alzò presto in volo
Verso il Regno d’Inchiostro
Dove abitavano non solo
Streghe, dragoni e un mostro.
Aveva paura di farsi male
Con le sue belle ali fatate
Non era per certo brutale
Poteva fare scelte errate!

Persa in lugubri pensieri
Su un suo possibile nemico
Vide penzolare leggeri
Dolci frutti di un alto fico
Affamata ci andò vicina
Tina pensò a un pranzetto
Volò, tese una manina ma…
L’anello cadde in un laghetto.


Tina proruppe in un lamento
Il vento lo sollevò nell’aria
“Tristo, consola il mio tormento
La mia goffaggine è leggendaria
Per fame ho perso il dono
L’anello nell’acqua è caduto
Concedimi il tuo perdono
Perché non può essere perduto!”

Tristo giunse spinto dal richiamo
Si sedette in riva un mattino
Per pescare appese Tina all’amo
La strinse in vita con un nodino
La calò giù nell’acqua chiara
“Trova l’anello, prima di notte
La vita sarebbe assai amara
Se un pesce gatto lo inghiotte!”


Tina andò giù, più in fondo
Nell’abisso del lago gelato
Nel buio un gioiello rotondo
Era molto abilmente celato.
L’acqua fredda, pungente
Le faceva battere i denti,
Un desiderio nella mente
I due innamorati sorridenti.

Non si arrese, trovò l’anello
Lo strinse forte, tirò la corda.
Il sole caldo era molto bello,
Si pentì di essere stata ingorda.
Avvenne un incidente balordo
Prima di avere un abbraccio
Sentì, ohibò, un suono sordo:
Era un blocco di ghiaccio!


Tristo la appoggiò sulla riva
Aprì repente la sua cesta
Doveva darsi all’inventiva
Salvarla usando la testa.
Volle giocare allo scultore
Intagliare, scolpire, dare forma
Dipingere, mettere del colore
Su chi dell’autore segue l’orma

La situazione gli sfuggì di mano
Lavorò tutto il dì, senza sosta
Mise il rosa, aggiunse del ciano
Il giallo e rosso aragosta.
Sul ghiaccio però ogni tentativo
Era inutile e infruttuoso
Quindi, senza essere cattivo
Liberò Tina e non fu dannoso.


Avvolse Tina nel mantello scuro
Lei tremava come una foglia
Alzò però lo sguardo sicuro
“Un raffreddore, Dio non voglia!
Non mi arrendo per la via!
Non ti angosciare per la salute
Più forte è l’amore della malattia
Le mie guance non sono paffute?!”

Tossiva, con voce bassa e roca
Parlando sembrava un cagnolino
La sua vitalità era ormai poca
Spariva dentro il suo fazzolettino
Fu così che Tristo la riportò a letto
“Non ti affaticare” disse, gentile
“Aspetta a portare il pacchetto
Non volare, finiresti nel fienile!”


Stava rilegata a non far niente
Pensava agli errori e agli sbagli
Doveva esercitare la mente
Per non prendere altri abbagli
Escogitò un laborioso piano
Per volare sicura e in libertà
Senza tenere l’anello in mano
Sfrutterà la magia, la sua abilità!

Un palloncino al suo fianco
Che voli al suo comando
Svolazzante, mai stanco
Per evitare un evento nefando
Così, quando di nuovo sana,
Fece l’incanto intorno al gioiello
Un sortilegio degno di Morgana
Uno scrigno dai colori pastello.


Gioiva nel cuore con letizia
La soddisfazione era immensa
Orgogliosa della propria furbizia
Meritava, invero, una ricompensa!
Librò le sue ali con un sorriso
“Parto per gloriose avventure!”
Esclamò illuminando il suo viso
A Tristo immerso nelle letture

Però il palloncino delicato
Ebbe vita breve, cari amici
Un bambino un po’ sbadato
E non furono più tanto felici.
Sospirò, non si arrese, giammai!
“Tristo, questa è sfortuna
Io ci riuscirò, vincerò, vedrai!
Lo prometto al sole e alla luna!”


Tina uscì in un grangiardino
Pensò a come andare lontano
Raggiunta l’ombra di un pino
Prese la situazione in mano
Si fece forza, andò sull’altalena
Dondolò veloce, quasi volava
Le ali arcobaleno sbattè appena
La terra coi piedi più non toccava

In su e in giù, sempre più in alto
Calò gli occhiali sul proprio viso
Quando fu pronta fece un salto
“Spero di non finire in Paradiso!”
Sgambettando urlava nel vento
Finché le venne una rivelazione
Perché mai così tanto spavento?
Aveva le ali a disposizione!


Volò in alto fin nel cielo stellato
Sotto i raggi di una tonda luna
Un manto di velluto blu pregiato
Ricamato senza sosta alcuna
La notte passò e giunse il giorno
Un timido sole fece capolino
Facendo attenzione ora d’intorno
Vedrai sbucare presto il mattino

Tante nuvolette di rosa vestite
Si allinearono nel cielo violetto
Come disegnate da tante matite
Fecero al sole un bel dispetto
Tutte uguali con gran meraviglia
Coprirono i raggi e il loro calore
Candida la nuvolosa famiglia
Annunciò del freddo il pallore.


Scesero dal cielo ghiacciati
Di neve candidi, soffici fiocchi
“Che meraviglia, sono incantati!”
Esclamò spalancando gli occhi
“Scenderò, sono troppo stanca!”
Disse a se stessa con fare furbino
Si mise a sedere su una panca
E guardò la neve cadere pianino

Come la neve fece un manto
Corse a creare angeli, pupazzi
Giocò allegra e intonò un canto
Rise e si divertì proprio da pazzi
Non poteva restare a lungo
Doveva compiere la missione
Salì in piedi sopra un fungo
Per ritrovare la giusta direzione.


Vagò per deserti e lande desolate
Affrontò paludi, terreni rocciosi
Scalò montagne, le vette innevate
Sognando colline dai crinali erbosi
Cercava un riparo sicuro dal gelo
Trovò una grotta buia e infestata
“Oh povera me, mi protegga il cielo!
Devo entrare o finirò congelata!”

Proseguì emanando una lucina
Sentì un ruggito e vide del fumo
Si rimescolò tutto nella pancina
Perché sentì di arrosto il profumo
Non era felice, ma si fece coraggio
Brandì una spadina per la guerra
Del temibile drago all’arrembaggio
Sperando di non restare sottoterra.


Corse veloce e si librò nell’aria
Polvere di fata cadeva dalle ali
“La vittoria mia sarà leggendaria
Ne scriveranno in tutti gli annali!”
Così pensava con l’arma in mano
Volando verso la testa del drago
Sentì poi un suono molto strano
Un gorgoglio, un rimescolio vago

D’un tratto poi, così all’improvviso
Arrivò abbagliante e spaventosa
Una fiammata dritta nel viso
Che spazzò via di colpo ogni cosa.
Della povera Tina rimase poco
Cenere fatata, brillante, arcobaleno
Ahimè, il temibile potente fuoco
La spazzò via in un fugace baleno.


Non disperate, Tina è magica, si sa!
Eccola sbucare dalla polvere fatata
Si rimise in piedi con grazia e agilità
“Uff, che terribile orrenda nottata!
Devo ripartire, forza, in fretta e furia
Prima che mi arrostisca di nuovo
Non è stata per niente una goduria
Meglio uscire dal suo buio covo!”

Così fece e uscì al sole, in un bosco
Più che un giardino era una foresta
Intricata e selvaggia, un posto losco
“Ho un po’ paura, ad essere onesta!”
L’erba era alta assai più della fatina
Rampicanti salivano su ogni pianta
Per poter avanzare quella mattina
La fatica di Tina era davvero tanta.


La curiosità la portò a una parete
Di roccia dietro una cascata
Dimenticando le sue mete
Seguì una luce calda ambrata
Trovò dipinti rosso e carbone
Sembravano omini e forse un orso
Narravano una storia, una canzone
Una leggenda dall’incredibile corso

In tempi lontani e ormai perduti
Popoli selvaggi adoravano le fate
Se ne stavano ore e ore seduti
Ad ammirarle per intere nottate
C’era un disegno che le era oscuro
In cui una fatina veniva legata
“Posso escludere, spero, di sicuro
Che se la siano – ohibò – mangiata!”


Per svelare l’arcano non ci fu attesa
Le bastò mettere fuori il nasino
Urla tribali la colsero di sorpresa
Appena dalle acque fece capolino
“Aiuto, aiuto!” gridò spaventata
Nessuno però era lì in ascolto
“Non sono buona come un frittata
Né generosa come grano raccolto!”

Provò a scappare e si alzò in volo
Gli indigeni però con un retino
La catturarono come un assiolo
Per cuocerla con il rosmarino
La portarono via alzando canti
“Vi prego, rimango indigesta!”
Supplicò Tina con occhi imploranti
“Perché non facciamo una festa?!”


Qualcuno esitò, ma piacque l’idea
Liberarono Tina e la accolsero lieti
La festeggiarono come una dea
E le regalarono mille amuleti
Gioielli preziosi di ogni fattura
Come l’anello che aveva nascosto
“Vi ringrazio della vostra premura
Devo ripartire comunque tosto!”

Prima di partire per il viaggio
Volle ricambiare i loro favori
Anche se non era maggio
Riuscì a fare corone di fiori
Ne decorò e gliele mise in testa
Come re e regine li adornati
“Vi ringrazio per la festa!”
Partì dopo averli abbracciati.


Vagò per giorni fino a una città
Dove svettavano alti palazzi
Non c’erano margherite o lillà
E tutti sfrecciavano come pazzi
“Largo, ti sposti? Sei d’intralcio!”
Urlavano a Tina assai spaesata
“Vai un po’ più in là o ti scalcio!”
“Maleducati!” gridò arrabbiata

Era una città buia, fredda e grigia
Non le piaceva proprio per niente
Regnavano avarizia e cupidigia
Un posto per lei non accogliente
Doveva purtroppo passare di lì
Se voleva raggiungere la meta
“Non posso tardare di un dì
Dovrei volare come una cometa!”


Una città sudicia di catrame
Piena di ratti e di vespe giganti
Pericolosa, un luogo infame
Dove gli orrori per lei eran tanti
Aveva paura a stare per strada
Perché tutti sembravan cattivi
Perduta ormai era la sua spada
Riceveva solo sguardi furtivi

Non volle cogliere impreparata
“Devo creare un’arma per i nemici
Anche se sono una creatura fatata
Non posso combattere come i mici!”
Prese un lo spago e un legnetto
Li intagliò con abilità e maestria
Una fionda creo d’incanto diretto
Rimettendosi a seguir la sua via.


Camminò nel gelo invernale
Nella neve con passo pesante
Le ali erano una soluzione ideale
Ma erano congelate, lei dolorante!
Lasciava passando piccole impronte
Dei suoi piedini dolci di folletto
Fissando il cielo all’orizzonte
Non si accorse di un dispetto.

Qualcuno la seguiva da lontano
Senza mai perderla d’occhio
Non un fiato, si muoveva piano
Per non fare un pastrocchio
Era di Tina nemico giurato
Voleva ostacolare il suo corso
Non lo aveva ancora incontrato
Era assai più temibile di un orso!


Tina si incamminò in campagna
Tra alberi alti, verdi e frondosi
Sognava di mangiare una lasagna
Aveva fame come tutti i golosi
Vide l’insegna di una locanda
“Finalmente della buona pappa
Comprerò anche una bevanda!”
Evitando di certo però la grappa!

Il locandiere offrì un pasto caldo
E lei si mangiò un succoso panino
Forse un messaggero o un araldo
Aveva lasciato un fogliettino
Era la mappa di un enorme tesoro
“Lo porterò a Vita, sarà sorpresa!
Una corona o una collana d’oro
Sarà bella più di una marchesa!”


Tina intraprese la nuova avventura
Seguendo la mappa con attenzione
Senza preoccupazioni, senza paura
Balzò al volo sopra un carrozzone
Non sapeva che era un inganno
Finemente architettato nel dettaglio
Le cose ben presto cambieranno
E capirà di aver preso un abbaglio

Mino, il fantasma, l’avversario
L’aveva trascinata nella sua rete
Le aveva cambiato l’itinerario
Per portarla verso altre mete
“Vedrai Tina, cosa ho in mente
Per te che brilli di giorno serena!
La tua luce allegra e seducente
Conoscerà una lunga pena.”


Inconsapevole del danno imminente
Tina balzò dal carro con speranza
Di raggiungere un castello imponente.
La nebbia serale non era abbastanza
Per coprire le guglie aguzze e i tetti
Di una reggia dall’antico passato
Da alte mura e da torri eran protetti
I tesori nello scrigno dimenticato.

La roccia scura e l’ardesia grigia e blu
Si confondevano con il cielo sereno
Statue orribili ricordavan Barbablu
Le porte, i cancelli non eran da meno
Non sarebbe stata una passeggiata
Pensò Tina, rimasta a bocca aperta
Entrare in quella dimora fortificata
“Dovrò dimostrare che sono esperta!”


Tina si avvicinò alle mura
Pronta ad affrontare la scalata
Sapeva che sarebbe stata dura
Ma coraggiosa non battè in ritirata
Usando la fionda come rampino
Salì su, più in alto, tra le stelle
Fece l’errore di abbassare il capino
“Se cado… ne vedrò delle belle!”

Si sentì la testa farsi più leggera
Davanti agli occhi le passaron luci
Non era una lucciola passeggera
Eran vertigini, osservate da occhi truci
Si sentì cadere all’indietro nel vuoto
“Aiuto…” mormorò il un fil di voce
Un battito d’ali, un sostegno ignoto
Perse i sensi in un sonno precoce.


Fu così che Tina si trovò nel regno
Di Morfeo, che custodisce ogni cosa
E la restituisce al mattino in pegno
Profumata di rugiada come una rosa
Affamata pensò alle pietanze
Che Vita le donava in ricompensa
Una festa con balli e danze
Da svuotare l’intera dispensa

Sognò di un fastoso banchetto
Colmo di ogni piccola delizia
Un pollo intero con un sughetto
Dolci alla cannella e liquirizia
Zuppe, brodi e carne alla griglia
“Sono forse giunta in Paradiso?”
Si chiese con gran meraviglia
Poi le parve di scorgere un viso.


“Finalmente ti sei svegliata, Fata”
Disse una voce da far gelare le vene
Tina capì di essere stata adagiata
In una gabbia umida, era in catene
“Ti terrò qui, sarai mia prigioniera”
Lo spettro aveva occhi di pietra
L’aria sua era talmente austera
Che la gabbia sembrava più tetra.

“I-io non ti temo” mormorò Tina
“Non ho fatto del male a nessuno!”
Mino osservò a lungo la fatina
Mostrando sentimento alcuno
“Non ti rendi nemmeno conto…”
Sibilò come vento di bufera
“Non vedrai più il sole al tramonto
Né ammirerai i colori della sera!”


Rimasta nella fredda cella
Tina pianse e tremò di paura
Un desiderio alla buona stella
“Lasciami continuare l’avventura!”
Si consolò, non si perse d’animo
Avrebbe trovato un rimedio
Sfruttando un incantesimo
Per sfuggire presto dall’assedio.

Con i suoi poteri creò un mantello
Che celava le sue sembianze
E quando Mino tornò nel castello
Andò a trovarla nelle sue stanze
Non vedendola aprì la gabbia
“Tina!” gridò come un tuono
Grande e disperata fu la rabbia
La reggia tremò per il frastuono.


Tina salì in groppa a un destriero
Cavalcò veloce come un fulmine
Seguendo il dritto sentiero
Verso il Reame senza confine
Dove viveva la bella e dolce Vita
In cerca di riparo e protezione
Ché la peripezia non era finita
Non aveva imparato la lezione

Mino la inseguiva notte e giorno
Incapace di starle mai lontano
Le sembrava di vederlo intorno
Di sentire il gelo della sua mano
Non capiva perché le dava la caccia
Per questo spronava il cavallo
“Veloce, più di quanto ti piaccia
Prima che mi riprenda in stallo!”


L’ululato echeggiava nella quiete
Di Mino esprimeva il tormento
Sotto le coperte, voi che leggete
Pauroso assai è il suo lamento!
Ma perché mai soffriva così tanto
Perché inseguiva la povera Tina?
Perché sembrava sempre affranto
Quando non l’aveva a sé vicina?

Il fantasma dal cuore spezzato
Che non conosceva l’affetto
Era in verità di lei innamorato
Cosa che lo lasciava interdetto
“Perché il mio cuore batte forte
Ogni volta che lei mi è accanto?
Non posso, le ore son corte
Temo che vivrò con il rimpianto.”


Mino non accettava in sé l’amore
Aveva paura di essere rifiutato
Così lo mutò in odio nel suo cuore
Per non essere mai abbandonato.
Ciò nonostante la voleva con sé
La raggiunge, la afferrò, la prese
“Sei mia.” non aggiunse alcunché
Tina però si ribellò con mani tese

Gli posò entrambe sul petto
Ne percepì la profonda ferita
Non bastava sulla bua un bacetto
Si pentì di essere da lui fuggita
Creò per Mino un magico cerotto
Grande, luminoso, riparatore
Per risanare il suo cuore rotto
E lasciargli il suo tenue calore.


Mino fu finalmente salvo e felice
La accompagnò allora da Vita
Sembrava un altro, senza cicatrice
Da Tina l’espressione addolcita
Giunsero insieme nella casetta
Dove la fanciulla li attendeva
La più bella, di Tristo la diletta
Nel sole del mattino risplendeva

“Vita, ho portato per te un dono!”
Disse porgendole il guscio di noce
Quando l’aprì, nemmeno un suono
Non voleva uscire dalle labbra la voce
Le porse in dono un succoso fico
“Tina, grazie per la tua premura!”
La fatina sorrise e guardò l’amico
“Nulla di meglio della frutta matura!”

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Tina’s Tales – Maturo

Mino fu finalmente salvo e felice
La accompagnò allora da Vita
Sembrava un altro, senza cicatrice
Da Tina l’espressione addolcita
Giunsero insieme nella casetta
Dove la fanciulla li attendeva
La più bella, di Tristo la diletta
Nel sole del mattino risplendeva

“Vita, ho portato per te un dono!”
Disse porgendole il guscio di noce
Quando l’aprì, nemmeno un suono
Non voleva uscire dalle labbra la voce
Le porse in dono un succoso fico
“Tina, ti ringrazio per la tua premura!”
La fatina sorrise e guardò l’amico
“Nulla di meglio della frutta matura!”

Fine.

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Tina’s Tales – Catturare

Mino non accettava in sé l’amore
Aveva paura di essere rifiutato
Così lo mutò in odio nel suo cuore
Per non essere mai abbandonato.
Ciò nonostante la voleva con sé
La raggiunge, la afferrò, la prese
“Sei mia.” non aggiunse alcunché
Tina però si ribellò con mani tese

Gli posò entrambe sul petto
Ne percepì la profonda ferita
Non bastava sulla bua un bacetto
Si pentì di essere da lui fuggita
Creò per Mino un magico cerotto
Grande, luminoso, riparatore
Per risanare il suo cuore rotto
E lasciargli il suo tenue calore.

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Tina’s Tales – Ferito

L’ululato echeggiava nella quiete
Di Mino esprimeva il tormento
Sotto le coperte, voi che leggete
Pauroso assai è il suo lamento!
Ma perché mai soffriva così tanto
Perché inseguiva la povera Tina?
Perché sembrava sempre affranto
Quando non l’aveva a sé vicina?

Il fantasma dal cuore spezzato
Che non conosceva l’affetto
Era in verità di lei innamorato
Cosa che lo lasciava interdetto
“Perché il mio cuore batte forte
Ogni volta che lei mi è accanto?
Non posso, le ore son corte
Temo che vivrò con il rimpianto.”

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Tina’s Tales – Cavalcare

Tina salì in groppa a un destriero
Cavalcò veloce come un fulmine
Seguendo il dritto sentiero
Verso il Reame senza confine
Dove viveva la bella e dolce Vita
In cerca di riparo e protezione
Ché la peripezia non era finita
Non aveva imparato la lezione

Mino la inseguiva notte e giorno
Incapace di starle mai lontano
Le sembrava di vederlo intorno
Di sentire il gelo della sua mano
Non capiva perché le dava la caccia
Per questo spronava il cavallo
“Veloce, più di quanto ti piaccia
Prima che mi riprenda in stallo!”

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Tina’s Tales – Cappotto

Rimasta nella fredda cella
Tina pianse e tremò di paura
Un desiderio alla buona stella
“Lasciami continuare l’avventura!”
Si consolò, non si perse d’animo
Avrebbe trovato un rimedio
Sfruttando un incantesimo
Per sfuggire presto dall’assedio.

Con i suoi poteri creò un mantello
Che celava le sue sembianze
E quando Mino tornò nel castello
Andò a trovarla nelle sue stanze
Non vedendola aprì la gabbia
“Tina!” gridò come un tuono
Grande e disperata fu la rabbia
La reggia tremò per il frastuono.

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Tina’s Tales – Oscuro

“Finalmente ti sei svegliata, Fata”
Disse una voce da far gelare le vene
Tina capì di essere stata adagiata
In una gabbia umida, era in catene
“Ti terrò qui, sarai mia prigioniera”
Lo spettro aveva occhi di pietra
L’aria sua era talmente austera
Che la gabbia sembrava più tetra.

“I-io non ti temo” mormorò Tina
“Non ho fatto del male a nessuno!”
Mino osservò a lungo la fatina
Mostrando sentimento alcuno
“Non ti rendi nemmeno conto…”
Sibilò come vento di bufera
“Non vedrai più il sole al tramonto
Né ammirerai i colori della sera!”

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Tina’s Tales – Gustoso

Fu così che Tina si trovò nel regno
Di Morfeo, che custodisce ogni cosa
E la restituisce al mattino in pegno
Profumata di rugiada come una rosa
Affamata pensò alle pietanze
Che Vita le donava in ricompensa
Una festa con balli e danze
Da svuotare l’intera dispensa

Sognò di un fastoso banchetto
Colmo di ogni piccola delizia
Un pollo intero con un sughetto
Dolci alla cannella e liquirizia
Zuppe, brodi e carne alla griglia
“Sono forse giunta in Paradiso?”
Si chiese con gran meraviglia
Poi le parve di scorgere un viso.

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Tina’s Tales – Vertiginoso

Tina si avvicinò alle mura
Pronta ad affrontare la scalata
Sapeva che sarebbe stata dura
Ma coraggiosa non battè in ritirata
Usando la fionda come rampino
Salì su, più in alto, tra le stelle
Fece l’errore di abbassare il capino
“Se cado… ne vedrò delle belle!”

Si sentì la testa farsi più leggera
Davanti agli occhi le passaron luci
Non astri, non una lucciola passeggera
Eran vertigini, osservate da occhi truci
Si sentì cadere all’indietro nel vuoto
“Aiuto…” mormorò il un fil di voce
Un battito d’ali, un sostegno ignoto
Perse i sensi in un sonno precoce.

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